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Il padre dell’epilettico indemoniato e la Misericordia
 (Mc 9,14-29)

di Claudio Capretti

 

“Dono del Signore sono i figli; sono frecce in mano ad un guerriero i figli della giovinezza”.
Con questa preghiera figlio mio, ringraziai l’Onnipotente quando ti presi in braccio per la prima volta.
Ti aspettammo per un tempo che sembrava interminabile, ma quando arrivò l’annuncio della tua imminente venuta, la nostra casa si colorò di cielo. Nell’attesa che tu venissi a stare in mezzo a noi, con tua madre passavamo le intere serate ad immaginare che volto avresti avuto, come sarebbe stata la tua vita, il nome che ti avremmo dato e tante altre cose ancora. Guardavo coloro che erano già padri, li vedevo gioire quando erano con i loro figli. Presto, pensavo, avrei provato anch’io quella felicità.
Ma, come a volte capita, quando un sogno tanto atteso diventa reale, esso ti sfugge tra le mani, si infrange contro un qualcosa di così assurdo e doloroso che vorresti non fosse mai divenuto realtà.  Schiacciato dal terrore, non posso che assistere impotente agli attacchi a cui sei sottoposto da parte di questo spirito malvagio, che impadronendosi di te sembra aver annientato ogni impronta del nostro Creatore. Con violenza ti getta tra le fiamme e poi con altrettanta violenza ti getta subito dopo nell’acqua. E il tutto non fa che ripetersi tante volte ancora senza alcuna pietà. So che in quei momenti non sei tu, so che sei abitato da qualcun altro a cui mi rivolgo con forza chiedendogli il perché di tutto ciò. Ma nessuna risposta esce dalle tue labbra, è come se questo spirito fosse sordo e muto.
Chi ti possiede, con cattiva soddisfazione mi fissa attraverso i tuoi occhi, come a volermi dire che sei cosa sua da disporre a suo piacimento. Ed è come se attraverso questo assordante silenzio volesse dirmi: “Dov’è il tuo Dio? Se te lo ha donato questo figlio, perché non lo salva? Se non interviene allora ti ha abbandonato. Dunque, non ti ama” . Ti guardo figlio mio e seppur schiacciato dal dolore, non posso non intravedere in te l’immagine della nostra umanità, la quale portando in sé il peccato di Adamo non fa che alternarsi  freneticamente tra il fuoco delle passioni e delle guerre, per poi passare ai piaceri delle acque.  Questo spirito malvagio che ti possiede, rende manifesta la nostra natura che sorda e muta continua imperterrita nella sua via, una via che non è del Dio di Abramo.  Ciò che è nascosto ai nostri occhi è reso manifesto in quello che lo spietato spirito ti costringe a fare. Non so spiegarmi il perché di tutto ciò, non ne comprendo il senso.  Quando l’immondo spirito ti concede momenti di pace, ti tengo stretto a me, sperando che il mio amore gli impedisca di avvicinarsi di nuovo a te. Ma finora tutto è stato vano. “Dono del Signore sono i figli…” allora, Dio della vita, amante della vita, questo figlio è tuo ancor prima di essere mio, non mi hai donato questa vita se non per portarla a Te, per fargli conoscere il tuo amore e la tua misericordia. Mio Signore, “perché triste me ne vado oppresso dal nemico”, da questo nemico che oggi assedia il corpo di mio figlio?  Volgi lo sguardo sulla mia storia, non rimanere in silenzio, “liberami da questi nemici che sono più forti di me”.  Ti prego Signore, indicami quale sentiero devo percorrere, è giusto cercare Colui che chiamano Gesù di Nazareth, Colui che in molti affermano di essere il Messia tanto atteso?  I miracoli che Egli compie lo precedono ancor prima che arrivi nei villaggi confermando la sua fama di profeta, ed in molti mi hanno detto che scaccia i demoni, e persino questi ultimi professano che Egli sia Figlio di Dio. E’ forse questa la tua risposta Signore? E’ in quest’Uomo la salvezza di mio figlio? Non riesco a dare una risposta, ma anche il silenzio di mia moglie grida di andare a cercarti, di provare almeno a chiederti aiuto. Carico sulle spalle mio figlio per portarlo da Te, e sento su di me un peso più grande di quello che dovrebbe essere, avverto un qualcosa che abbatte l’animo mio, come se volesse dirmi  che tutto è inutile, che mi sussurra di abbandonare mio figlio al suo destino. Che la fonte di questa tentazione venga dallo stesso spirito malvagio che si è impadronito del corpo di mio figlio?  No, non desisto e vengo a Te Gesù, per chiederti di liberarlo, e ti manifesti a noi dopo un vano tentativo dei tuoi di salvarlo. Il segno della folla che ti viene incontro mi indica che sei Colui che sto cercando. Ti riconosco e non temo di distaccarmi dalla folla, di buttarmi ai tuoi piedi e di chiederti: “Maestro, ho portato da Te mio figlio che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo ma non ci sono riusciti”.  Il tuo sguardo sembra indurirsi, il tuo volto tingersi di delusione e volgendoti a noi dici: “O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. Aiutato da qualcuno ti conduco mio figlio e non appena egli ti guarda inizia a scuotersi con convulsioni come se lo spirito presente in lui tremasse al tuo cospetto, come se ti temesse. “Da quanto tempo gli accade questo?”.  Poso lo sguardo su mio figlio, con dolore rivedo in un solo attimo tutto il male che si è riversato su di lui, e ti rispondo: “Dall’infanzia; anzi spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo”.  Ma è a Te che ora guardo che rivolgo a voce alta una preghiera che troppe volte ho fatto nel silenzio del mio cuore, e ti dico: “Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.  Rimango di nuovo in silenzio, in attesa che una parola di speranza esca dalle tue labbra.  “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”, mi rispondi.  In un istante, e non per mio merito, comprendo come siano vere queste tue Parole. E’ vero mio Signore, tutto è possibile per chi crede. Sono giunto da Te, con una fede piccola, immatura, spinta solo da una logica: la guarigione per mio figlio. Volevo solo la sua liberazione da questo spirito immondo e stordito dal dolore non andavo oltre.  Con questo tuo salvifico ammonimento mi spingi oltre il mio umano desiderio, oltre il mio dolore, mi spingi a sperimentare una cosa che mai avrei pensato prima di giungere a Te, ed è innanzi tutto un incontro con Te, che sei la Liberazione dal maligno. Con queste tue Parole mi dici che tutto è vincolato dalla mia fede, che tutto a Te è possibile per coloro che credono in Te. Ora ho capito e dinnanzi a ciò altro non ho altro da dirti che:“Credo, aiuta la mia incredulità” . Questo è ciò che sono Signore, un uomo afflitto che crede con una fede piccola con la necessità che cresca e non temo di gridarlo forte. Urge o mio Signore che Tu venga in mio aiuto, che ti metta accanto a me, che aiuti la mia incredulità ad andare oltre e trasformarla in vera fede in Te che sei il Messia.
Volgi, te ne prego, lo sguardo verso di me che sono povero, Tu, che ricco della tua divinità ti sei fatto povero e che ben conosci ogni umano patire, vieni dunque in mio soccorso. Sento che hai letto nel mio cuore, e mentre la folla si fa sempre più numerosa intorno a Te, intimi allo spirito immondo: “Spirito sordo e muto, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più”.  Violenta è la reazione dello spirito malvagio, vorrebbe continuare a possedere il corpo di mio figlio ma non può non obbedire al tuo comando. Tu Signore, gli sei superiore, il male non può resisterti, Tu sei il vittorioso. Vedo mio figlio accasciarsi a terra  tanto da sembrare morto, ma sono certo che non lo è.  La folla che ci circonda non esita a dire: ”E’ morto” , ma non è così. Credo in Te Signore e questa fede non è delusa nel vederti prendere la mano di mio figlio e rialzarlo da terra. Il demonio che lo possedeva, che lo costringeva a digrignare i denti, a strisciare a terra si è allontanato per sempre da lui. Tu o mio Signore e mio Dio con la Tua Parola restituisci a mio figlio la sua vera dignità, quella di figlio di Dio, ora è di nuovo abitato da Te.  Ora comprendo che  il male non potrà più abitare le nostre vite, ora so che Tu, Gesù di Nazareth ,sei il segno che il Regno di Dio è stato inaugurato, che è presente in mezzo a noi tramite la tua Divina Persona.   Per questo, dinnanzi a questo fatto concreto posso cantare: “benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode”, poiché: “molti sono i mali del  giusto, ma da tutti lo libera il Signore”.

 

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  • Antonio Mennillo
  • Antonio Mennillo

    belo kuesto sito web..mi piacie liegere dele cose su gesu e i santi ..W DIO

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